|
|
|
|
Leggende
popolari sulle streghe
|
Il carrettiere e la
strega |
| |
C'era una volta un uomo che per mestiere
trasportava gente e cose col suo carro.
Un mattino presto, andato nella stalla per
attaccare il cavallo al carro, trova l'animale
con la criniera tutta intrecciata.
Perplesso,
si sofferma a sciogliere i crini, poi
attacca il cavallo e va al lavoro.
Il mattino dopo, stessa faccenda: la criniera
del cavallo era da capo tutta intrecciata.
A
quel punto, non sapendo che pesci pigliare,
il carrettiere si reca a chiedere consiglio
ad un uomo del paese che di queste cose
se ne intendeva.
Ascoltato
il racconto l'uomo gli disse che era sicuramente
opera di una strega, perche' solo una
strega poteva fare una cosa del genere
e in una notte sola.
E per scoprirla, doveva fare cosi': nascondersi
al tramonto nella stalla e stare ad aspettare.
Se vedeva arrivare un gatto, doveva saltar
fuori e afferrarlo per la coda. Ma che
stesse attento! Una volta presa la coda
del gatto, questa sarebbe diventata un
ciuffo di capelli di donna... e alla domanda
della strega su cosa fosse quel che teneva
in mano non avrebbe dovuto rispondere
con "capelli", ma con qualcos'altro.
Cosi'
il carrettiere torna a casa e s'appresta
a mettere in pratica il consiglio. Al
tramonto va nella stalla e si nasconde
dietro un mucchio di fieno.
Aspetta
aspetta, a mezzanotte ecco che entra un
gatto. Allora lui salta fuori e l'afferra
per la coda, che istantaneamente si trasforma
in capelli.
Il gatto allora lesto gli domanda: "che
sono questi?".
E
lui: "crine di cavallo!".
E subito il gatto si trasforma in una
giovane ragazza nuda... che pero' gli
fa subito una proposta: se l'uomo non
raccontava niente a nessuno, in cambio
sarebbe stato protetto dalle fatture per
sette generazioni.
E
cosi' l'uomo accettò la proposta,
dando alla giovane un mantello per coprirsi
e riaccompagnandola anche a casa.
|
|
Il
gatto-strega (sardegna)
|
| |
In una fredda serata d'inverno di tanto
tempo fa in un paese della sardegna, mentre
il vento fischiava forte, una donna di una
certa età se ne stava in casa, al
focolare ad arrostire fave. Sulla finestra
vicina, un gatto se ne stava ad osservarla,
miagolando a piu' non posso.
Ad
un certo punto, la donna, stanca di questo
continuo miagolio, si gira verso il gatto
e gli fa: "Che hai da miagolare?
Vuoi delle fave arrosto?"
E
il gatto sorprendentemente rispose: "denti
non ne ho"
La
donna, nemmeno troppo interdetta da questo
fatto, gli fece eco: "denti non ne
hai? Ora ti faccio vedere io!"
E
preso l'attizzatoio, si volse verso il
focolare e rovesciò il treppiede.
Appena
fu fatto, il gatto d'improvviso divenne
una vecchia: era la vicina di casa, con
la quale tra l'altro, la donna non andava
d'accordo.
A
quel punto, fu enorme la soddisfazione
della scoperta! Finalmente la donna poteva
svergognare la vicina con tutto il paese,
presentandola per quello che era, non
una brava vecchia come tutti ritenevano,
ma una strega che si trasformava in animale
per andare a spiare i fatti degli altri!
|
|
La
Strega Micillina (piemonte)
|
| |
Si narra che verso la meta' del '500 fosse
vissuta in Piemonte una strega chiamata
Micillina, bruciata sul rogo dopo un processo.
Nata
a Barolo, si marito' con un uomo di Pocapaglia,
ma le cose non andavano bene. La gente
diceva che la donna aveva il potere di
uccidere fulminando la gente con lo sguardo,
di deformare i bambini, gettare il malocchio
e colpire gli animali.
Il marito cerco' di risolvere la cosa
in maniera energica.
Ma un giorno, dopo l'ennesima dose di
bastonate, caccio' la moglie di casa.
Micillina decise di vendicarsi e chiamo'
il diavolo per aiutarla; questi non la
fece attendere, suggerendole cosa fare.
La strega ando' quindi al campo dove lavorara
il marito e con una scrollatina all'albero
su cui lui era arrampicato, diventò
vedova.
Cosi' Micillina continuo' con le sue fatture
e un di' se la prese col fornaio del paese.
In quei tempi, era il fornaio che passava
di casa in casa a prendere l'impasto del
pane, per cuocerlo nel forno comune del
paese.
Cosi' si recava anche da micillina. Ma
un giorno arriva, la chiama e questa non
risponde. La chiamo' tre volte, ma niente.
Allora se ne torno' al forno
ma
poco dopo mori'.
Pero', dopo un altro poco di tempo, in
cui la donna continuo' con le sue fatture,
Micillina fu arrestata, costretta a confessare
e condannata al rogo.
Ma mentre veniva condotta al luogo della
condanna, si iniziarono a sentire nell'aria
strani voci e suoni, mentre dal cielo
cadevano rotoli di spago. Erano le streghe
colleghe che le dicevano "Attaccati,
attaccati Micillina", ma lei non
poteva perche' il prete di fianco a lei
le tirava addosso l'acqua santa.
Cosi'
la strega fu bruciata, si dice sopra un
masso chiamato "Bric d'la masca Micillina",
dove ancora oggi pare si possano vedere
delle macchie rosse, che ne' vento ne'
pioggia cancellano.
Nonostante
la morte della strega, i problemi a pocapaglia
non cessarono, e la gente diceva che era
colpa delle streghe che si vendicavano
della sorte di Micillina.
|
Il giovane
e la pecorella
(piemonte) |
| |
Questa leggenda ricorre in varie parti del
Piemonte. Cambiano i paesini, ma la storia
rimane praticamente identica.
Si racconta che tanto tempo fa, una sera,
un giovanotto stava andando a trovare la
sua fidanzata, che abitava in un paese poco
distante.
Lungo la strada, che passava per un bosco,
il ragazzo senti' dei rumori, e trovo' una
pecorella che s'aggirava smarrita tra i
cespugli: appena lo vide gli si avvicino',
come per farsi prendere. Dopo un'attimo
di riflessione, il giovane le disse "che
ci fai qui tutta sola? Vieni con me che
ti porto a casa della mia fidanzata"
e se la mise sulle spalle.
Mentre camminava, visto che non c'era nessuno,
si mise a parlarle come se fosse stata una
persona. Cammina cammina, il peso della
pecora aumentava. Eppure, piccola com'era
non avrebbe dovuto essere tanto faticoso
trasportarla.
Ma piu' il ragazzo andava avanti, piu' la
pecora sembrava aumentare di peso. Ad un
certo punto, arrivato ad una salita ripida,
il giovane non ce la fece piu' e lascio'
andare la pecora dicendo: "vai da sola
che non riesco piu' a reggerti".
Appena lasciata, la pecorella cadde e si
mise a ruzzolare per il pendio gridando,
finche', finita la caduta fini' contro un
masso. Allora ci fu un lampo di luce
e la pecora spari'.
Sbigottito e spaventato l'uomo allora capi'
che quella che credeva una pecorella era
in realta' una strega. Chissa' che sarebbe
capitato se non l'avesse lasciata cadere!
Di sicuro qualche guaio. Quindi ringraziando
il signore, il giovane s'affretto a lasciare
il bosco e una volta al paese racconto'
la sua disavventura.
Da quella volta nessuno passo' piu' di notte
per quel bosco, per paura di incontrare
la strega.
|
La Masca Marchesa
(piemonte) |
| |
Nella zona del Canavese, tra i paesi di
Forno e Levone, viveva si dice nel 1839,
una vecchia masca chiamata "la Marchesa".
Secondo le storie, la stessa donna affermava
di conoscere e usare la magia, leggere
nel pensiero, e avere buoni rapporti con
il diavolo.
Si diceva che al fianco portasse sempre
un falcetto, e che fosse capace, con una
fettuccia legata alla gamba, di coprire
lunghe distanze in pochissimo tempo.
Successe un giorno, che mentre tornava
da Volpiano, ove si era recata a lavorare
con altre persone del suo paese, affermo'
che era in grado di tornare a Crosaroglio
ben prima dei compagni. Questi lo presero
per uno scherzo e si fermarono a bere
in un' osteria.
Ma quando alla fine raggiunsero Crosaroglio,
la Marchesa era gia' nel suo orto intenta
a zappare, ancora con la fettuccia legata
alla gamba.
Quando fu proprio vecchia, e vicina a
morire, la Marchesa chiese che qualcuno
le sciogliesse la fettuccia dalla gamba.
Ma nessuno si fece avanti: sapevano che
in quel modo, i poteri della strega sarebbero
finiti sullo sventurato che aveva compiuto
il gesto.
Alla fine si decise una cognata, che ando'
da lei e le slego' la fettuccia... e cosi'
divenne una masca anche lei!
|
L'arco delle streghe |
| |
Si racconta in una leggenda di una strega
che con una pozione, aveva fatto morire
un forestiero di passaggio che le aveva
domandato una pozione o un incanto per
farlo tornare giovane. Scoperto il malfatto,
la strega era stata subito imprigionata
in una torre sopra appunto il famoso "arco
delle streghe". Visto che la condanna
era il rogo, la strega fece un incantesimo
e fuggi'.
Quindi,
quando il sorvegliante il giorno successivo
ando' li' per vedere la prigioniera, non
trovo' piu' nessuno. Al posto della strega
vide solo dell'erba bruciata in chissa'
quale modo.
dalla
notte successiva, la gente dei dintorni
inizio' a sentire dei lamenti provenienti
dalla torre, ormai deserta, e la storia
inizio' a circolare, anche se non si sapeva
a chi appartenesse quella voce, se alla
strega stessa o all'uomo che aveva fatto
morire avvelenato.
|
Il marito e la Janara
(Campania)
|
| |
Una
vecchia leggenda racconta che tanti anni
addietro, una notte un uomo, svegliatosi
all'improvviso, si rese conto che la sposa
non era a letto accanto a lui.
Allora si alzo' e si mise a cercarla per
tutta la casa, ma cerca e gira, non riusci'
a trovarla, e se ne torno' a letto.
La notte successiva, incuriosito, pensò
bene di spiare la moglie, per vedere che
mai facesse.
Fece cosi' finta di addormentarsi, e ad
un certo punto vide la donna che zitta zitta
si alzava e andava a prendere una boccetta.
Con il contenuto inizi' a cospargersi il
corpo, e finito cio' si lancio' dalla finestra
prendendo il volo.
A quella vista il marito rimase stupefatto
e il giorno dopo decise di sostituire il
magico unguento con dell'acqua.
Alla terza notte, la moglie che nulla sospettava,
attese che l'uomo s'addormentasse, e quando
le parve immerso nel sonno, s'alzo' e ando'
a prendere la sua boccetta per ungersi e
lanciarsi di nuovo in volo, ma precipitò
nel cortile sottostante.
Dopo il tonfo, il marito scese a soccorrerla,
e mentre la stupefatta donna lo guardava
dolorante, le disse: "Meglio na
mugliera cu 'e cosce rotte, ca janara".
(Traduzione: "Meglio una moglie con
le gambe rotte, che strega") |
Le streghe di Masceta
(Toscana) |
|
In Garfagna, proprio ai piedi del paese
di Magliano, sul lato a sinistra della
piccola valle, tra secolari alberi di
castagno, nei tempi andati c'era una sorgente
d'acqua freschissima, che era chiamata
la fonte di Masceta.
Si narra che tanto tempo fa, in una notte
di luna, un uomo del borgo, andando verso
la fontana, si trovò improvvisamente
davanti ad una scena incredibile: alla
luce di un falo', giovani donne scarmigliate
e mezze nude, danzavano selvaggiamente.
Alla vista dell'uomo, le donne, che erano
streghe, gli si gettarono contro. Il poveraccio,
vedendosi perduto, prese il suo coltello
a serramanico e formando una rozza croce,
riusci' a salvarsi.
Da quella volta, dopo il tramonto, chi
andava alla fonte, non mancava di portare
con sé un piccolo rosario o un
altro segno sacro.
|
| |
Il pescatore e le
streghe (Friuli) |
|
C'era una volta un pescatore che quando
andava a prendere la barca per andare a
pescare, al mattino, non la trovava mai
dove l'aveva lasciata la volta prima, e
la trovava pure con dell'acqua dentro, come
se fosse stata adoperata durante la notte.
Un bel giorno, stancatosi della cosa, si
nasconde dentro la prua della barca dove
stavano le reti. Si mise ad attendere, ma,
non arrivava nessuno. Ma ecco che verso
la mezzanotte arrivano sette vecchie che
salgono sulla barca senza esitazione.
La piu' vecchia ordina a voce alta: "Avanti
per sette", ma la barca rimane ferma. E
lei di nuovo: "Avanti per sette!", ma la
barca rimane sempre ferma (e non poteva
muoversi per il fatto che con il pescatore
erano in otto). Quindi la donna esclama
con tono di rimprovero: "Avanti per otto,
allora!", e la barca scivola lungo l'Anfora
e poi nel mare, finche' non arrivano in
un luogo dove le donne scendono.
Il pescatore, dopo avere aspettato che fossero
scese tutte e allontanate, scende anche
lui e si ritrova in un posto bellissimo,
pieno di piante, di fiori e di frutti di
ogni qualita', e da lontano riesce a vedere
le donne che fanno una grande festa insieme
ad altre. Quello era il famoso prato della
Maganza. Per paura di essere scorto, subito
si nasconde di nuovo nella barca, ma prima
raccoglie uno di quei bellissimi fiori che
crescevano li'.
Prima che si alzi il sole, le sette donne
(che erano delle streghe) ritornano sulla
barca. E la piu' vecchia di nuovo ordina
: "Avanti per sette!". Ma la barca non si
muove. E la donna: "Avanti per otto, allora!",
e dice piano fra se': " Vecchie come siamo,
non avrei mai pensato che una di noi fosse
incinta...".
E la barca si avvia e ripercorre il tragitto
precedente fino a raggiungere il suo posto
sulla riva del fiume.
Le vecchie scendono e si salutano: "Arrivederci
alla prossima notte".
Il pescatore, meravigliato per tutto cio'
che aveva visto, il mattino seguente, di
domenica, va alla messa e si appunta sulla
camicia, tutto borioso, il fiore che aveva
raccolto durante la notte.
Appena giunto sulla porta della chiesa,
una donna lo ferma: "Allora eri tu l'ottavo!",
dice, "Sei venuto con noi nel prato della
Maganza la notte scorsa. Ricordati di non
confidare a nessuno quello che hai visto,
altrimenti avrai soltanto disgrazie. E getta
via anche quel fiore, che nessuno deve sapere
che esistono posti simili".
Il pescatore, per la gran paura presa, fece
come gli aveva detto la strega. E da allora
nessuno gli tocco' piu' la barca. |
|
|
Lo pian dle mahque:
Il pianoro delle streghe
(piemonte) |
|
Il pianoro delle streghe e una spianata
su di una cresta che unisce Cima Rosta a
Cima Loit, tra il vallone di Guaria e la
conca sopra il santuario di Prascondù,
nel comune di Ribordone.
In questo luogo si dice che si ritrovassero
le masche a far convegno.
Una delle storie in merito narra di un gruppo
di cacciatori che proprio li scorsero
sette bellissimi camosci. Subito fecero
fuoco sulla selvaggina, ma senza ottenere
nemmeno la fuga degli animali. Al secondo
tentativo fecero nuovamente cilecca, e quando
provarono ad avvicinarsi, i camosci scomparvero
nel nulla. Che fossero proprio le masche?
Unaltra narra di un calderaio della
val Soana, che di passaggio nel genovese
per affari si fermo in unosteria.
Li incontro una donna, mai conosciuta,
che si mise a fissarlo in maniera imbarazzante,
finche non gli si avvicino dicendo:
io ti conosco
passo spesso dalle
tue parti.
Allora il calderaio, tranquillizzato e contento
di trovare qualcuno con cui parlare, domando
alla donna in quale luogo si recasse a soggiornare,
quando passava dalla sua valle.
E a quella richiesta, la donna rispose ridendo:
al pian dle mahque, e scomparve
lasciando luomo con un palmo di naso.
|
|
|
Le masche della montagna
(piemonte) |
|
Si diceva una volta di una vecchia e di
suo figlio che vivevano in montagna con
due pecore. Piu in alto, in una cascina
stavano invece madre, figlia e due capre.
I due giovani iniziarono a frequentarsi,
e il ragazzo innamorato andava spesso a
trovare la fidanzata.
Ma la vecchia, la madre del ragazzo, quando
si accorse del fatto, mise una croce al
collo del figlio, e gliene diede unaltra
da portare alla ragazza, perche ne
lei ne la madre le piacevano. Lui
ubbidi di buon grado, e consegno
la croce alla ragazza, che in cambio gli
diede uno scialle da portare a sua madre.
Ma questa non volle ne usarlo ne
toccarlo, anzi, disse al figlio: appendilo
a quella pianta li, e quando
lui attacco lo scialle allalbero,
questo avvampo in una fiammata.
Allora la donna disse al figlio : "Vedi
che avevo ragione, che non sono persone
da frequentare? Hanno qualche potere diabolico,
sono dei mascun!".
Cosi il ragazzo si reco dalla
fidanzata e dalla madre per dirgli cosera
successo, ma quando arrivo dove doveva
essere la cascina, non trovo piu
nulla. Niente ragazza, niente capre, e nemmeno
la casa.
Disperato si mise in cerca della ragazza,
ma fini per cadere in un precipizio
e mori, certo per intervento delle
due donne che avevano voluto portarlo con
loro. |
|
Il violinista e il
ballo delle streghe (Toscana) |
|
Una notte, un pastore di Fornovolasco,
che era anche un bravo violinista, venne
svegliato da due donne che lo portarono
ad una festa a "Pian delle Noci".
Appena
fu li' il pastore violinista si rese conto
di essere circondato da streghe, e quando
inizio' a suonare queste si misero a danzare
come folli.
Nel mezzo di questo ballo forsennato,
di tanto in tanto le streghe gettavano
delle monete al violinista.
Questo duro' fin verso le quattro, quando
poi le streghe si allontanarono svanendo
nell'aria. Allora l'uomo torno' a casa,
e si mise a dormire, ancora frastornato
per l'accaduto.
Il mattino dopo, a mente piu' lucida,
decise di contare le monete gettategli
dalle streghe, ma si accorse amaramente
che eran diventate tutte sterco di capra.
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
Folclore
Popolare
|
|
|
|
Altre
leggende
|
|
|
|
Tradizioni
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|