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Storia - L'inquisizione
capitolo 4

Stregoneria e sabba

La stregoneria e' una pratica blasfema ed e' un'offesa alla chiesa. Il sabba e' un sovvertimento dell'ordine e del sacro dove le streghe, esseri abominevoli, adorano il diavolo.

Questa non e' una citazione, ma il breve sunto della considerazione della stregoneria e di cio' che vi e' connesso per gli uomini dell'epoca dell'inquisizione.

Per comprendere questo pensiero, bisogna ricordare che se la vera fede (il cristianesimo) e' una sola, se e' l'unica verita'… il resto deve essere maligno.
Se tutto veniva da Dio, cio' che proprio non poteva arrivare da lui, in quanto non presente nella bibbia o in essa condannato, arrivava dal demonio, attraverso i suoi servi.

Con queste premesse, e' chiaro che le antiche religioni, quelle stroncate e soppiantate dal cristianesimo, una volta che questi si fu totalmente affermato anche nella vita civile e sociale, non potevano che essere bollate come pratiche perverse, eretiche e diaboliche.

Lasciando momentaneamente da parte la considerazione, di base biblica, sulla magia in generale, vediamo come le pratiche religiose precristiane, come rituali, feste, piccoli gesti e anche idee vengono fatte confluire nella stregoneria, cristianamente intesa.

Da Dee a diavoli

Qualcuno dice che la stregoneria fu inventata dall'inquisizione.
Sotto un certo punto di vista e' vero, perche' le descrizioni di essa e dei sabba, sono davvero reinventate secondo la morale cristiana dell'epoca.

Cio' che era paganesimo, venne non solo accomunato di prepotenza al diavolo, ma stravolto e tramandato secondo la visione che ne aveva il cristianesimo. Gli Dei vennero trasformati in demoni al servizio di satana, i pagani in servi del demonio, l'erboristeria e i riti in malefici, le feste in banchetti dissacranti e orgiastici (nella peggiore accezione del termine).

Del resto una societa' ufficialmente sessuofoba, in cui anche il piacere all'interno del matrimonio viene poi condannato (il sesso serve esclusivamente al concepimento per il mantenimento della specie e solo nell'istituzione matrimoniale religiosa) come poteva concepire l'unione sessuale rituale, celebrante la fertilita' della natura, tra persone non solo non sposate, ma che continuavano a praticare rituali pagani?
Orrore!! Dovevano proprio essere alla merce' del maligno!

Di questa visione sono arrivate fino ad oggi molte descrizioni, su cui si basavano anche le procedure processuali e interrogatorie dell'inquisizione.

Uno dei primi riferimenti al sabba si ha nel Canon Episcopi in cui si parla dei voli delle streghe al seguito di Diana.

"Ci sono donne scellerate, pervertite da Satana, sedotte dalle illusioni e dai fantasmi diabolici, che credono e sostengono di andare la notte con una dea pagana, Diana, e con Erodiade, insieme a una folla sterminata di donne, cavalcando sopra animali. Credono e sostengono di percorrere, nel silenzio della notte profonda, grandi spazi, obbedendo agli ordini della loro signora, e di essere chiamate a servirla in certe notti".

Ed ecco quindi che la Dea diviene demone e i rituali in suo onore incontri con il diavolo.

Diana, Ecate, Erodiade o Iside o Bona Dea, erano i nomi con cui veniva chiamata la Signora del Gioco, la Domina Ludi. Il passaggio sopra si riferisce a questa figura e alle celebrazioni in suo onore: esistevano congregazioni (di donne soprattutto) chiamate societa' del buon gioco, o societa' di Diana, che si riunivano in segreto certe notti per celebrare rituali e feste che nulla avevano di malefico.
Le antiche tradizioni popolari agresti (la campagna come spesso citato era quella che aveva maggiormente resistito alla conversione cristiana) si potevano ritrovare in questi incontri, rimembranze delle feste pagane, come quelle dionisiache, dei baccanali e dei saturnali.

Per la cronaca, questa e' una versione osteggiata da diversi studiosi.

Comunque qui leggiamo un passo in merito, tratto da "La stregoneria" di Massimo Centini:

"L'aspetto fortemente negativo della "Bona Dea", posta alla guida del "Ludus bonae societatis" fu di certo enfatizzato dagli inquisitori, attraverso l'eco delle orgiastiche feste pagane caratterizzanti la ritualità classica. Le feste romane della Bona Dea, come le Priapeia, avevano nell'orgia un elemento dominante, che fu di certo condizionante e destinato ad alterare la serena interpretazione dell'effettiva dimensione rituale del ludus medievale intriso di atavica cultualità agraria.

Così Gioveliale descriveva i misteri della Bona Dea, diventati, nella coscienza inquisizionale, prototipo dei cortei di Diana medievali:
"Sono ben noti i misteri di Bona Dea, quando il flauto eccita i fianchi, e si muovono esaltate dal suono del corno e, insieme, dal vino e, Menadi di Priapo, fanno ruotare la chioma e urlano. Quanto è, allora, impellente, in quegli animi il desiderio di amplesso! Quale voce quando la libidine si sommuove! Quale torrente di vino vecchio scorre per le madide cosce!" (Satire, VI, 314).

Secondo Alfonso Tostato (prima metà del XV secolo): "non viene negato che le donne possano essere trasportate dal diavolo nella notte attraverso spazi differenti, ma si vieta di credere a tutto ciò che esse stesse affermano, cioè appunto di essere al seguito di Erodiade o di Diana, dea dei pagani, e di credere che Diana sia una dea, così come presso i pagani si credeva all'esistenza di più divinità. Affermare, perciò, che quella Diana è una dea, non solo è un errore, anzi è un errore di fede . Sono pertanto diavoli, questa Diana o Erodiade, che si fanno adorare come fossero delle dee. Pertanto in ciò è l'errore: che le donne dicono che Diana sia una dea, mentre Diana è il diavolo. Ritenere, quindi, che l'uomo possa essere trasportato dal diavolo attraverso l'aria, non è credere nel diavolo ne per questo allontanarsi dalla retta fede, dal momento che la Sacra Scrittura afferma simili cose, per esempio quando Cristo fu trasportato dal diavolo".

Il sabba inquisitoriale

Ormai connesse le celebrazioni di origine pagana al demonio cristiano, su queste basi fu studiato lo standard comportamentale dei sabba, la cui credenza si diffuse in particolar modo tra il XIV e il XV secolo.

L'origine del termine e' ancora controversa per gli studiosi: per alcuni deriverebbe dal Shabbath ebraico, anche in relazione ad un altro modo di chiamare le riunioni delle streghe come "Sinagoga di satana". Questo come ulteriore esempio di demonizzazione cristiana di altre culture e religioni.
Altri ritengono che il termine abbia origine da sabato, inteso come giorno dedicato a Saturno, in onore del quale si festeggiavano i Saturnali.

Qualsiasi fosse l'origine, il senso (per quei tempi) comunque era univoco.

Le descrizioni tramandate dagli interrogatori, e dai testi inquisitoriali sulla stregoneria si possono riassumere in questo modo:

ai sabba le streghe arrivavano volando sopra manici di scopa, su fili di paglia, o addirittura in groppa a demoni minori o animali vari (gatti, gufi, topi).
Una volta giunte sul posto rendevano omaggio al diavolo baciandogli il didietro e allestivano il banchetto, in cui non raramente si consumava carne umana e si utilizzavano oggetti sacri in modi blasfemi.
Poi gli avvenimenti potevano variare di volta in volta… dall'iniziazione di un nuovo adepto/a, con battesimo infernale e rinuncia pubblica al Dio cristiano, alla presentazione delle malefatte compiute o proprio al compierne in loco, al lanciarsi in danze sfrenate e oscene.
Comunque la cosa terminava sempre con un'orgia tra umani, demoni, animali …a cui partecipava satana stesso cercando di possedere quante piu' streghe poteva, anche in posizioni innaturali.
Dopo questo, venuta ormai l'alba, i partecipanti tornavano alle proprie abitazioni.

L'apoteosi della perversione per la morale cristiana, insomma.

Altre visioni del sabba

Un'altra lettura in chiave moderna dei sabba medievali (spogliati delle visioni prettamente inquisitoriali), li ipotizza come momenti di sfogo dalle rigide regole morali dell'epoca. In questi incontri, uomini e donne potevano abbandonare ogni costrizione e imposizione, ballando, bevendo, mangiando e unendosi senza che fosse condannato il loro comportamento.

Altri sostengono si tratti di pure invenzioni, o dei risultati dell'uso di droghe (come accennato nel precedente testo). Le donne accusate credevano di aver partecipato a questi festini proprio a causa degli unguenti e delle erbe che adoperavano e che provocavano stordimento, allucinazioni e visioni irreali, e cio' che credevano aver vissuto lo confessavano poi sotto processo. La teoria delle droghe inizio' a prendere forma con l'avvento dell'illuminismo.

In ultimo ci sono coloro che, anche in base ad antichi trattati, vorrebbero suddividere questi incontri in due tipologie di stregoneria:
la prima erede diretta dei rituali del buon gioco, e di tradizioni agrarie, la seconda figlia dell'anticlericalesimo e della ribellione alla religione istituzionale. In ogni caso entrambe finirono allo stesso modo sotto il maglio dell'inquisizione, senza differenze di trattamento.

Comunque, ancora oggi, la considerazione della stregoneria e del sabba rimane prevalentemente legata all'idea che ne ha tramandato l'inquisizione.

Per quanto il razionalismo e la scienza abbiano relegato questi avvenimenti a superstizione, a fantasie dell'ignoranza e dell'oscurantismo, l'immaginario popolare di fronte a termini come stregoneria e sabba, richiama a se la visione lasciata dalla cultura di quei secoli.

[Avanti]

 

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