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Altre feste e celebrazioni
Approfondimenti sullo Spirito del Grano
e la Festa del Raccolto


Lo Spirito del Grano appartiene alla simbologia morte/rinascita del ciclo stagionale della vegetazione, ed e' un'altra rappresentazione dei miti di Demetra e Persefone, Cerere e Proserpina, o ancora di Afrodite e Adone... la vegetazione che alla fine dell'estate muore (e cosi' facendo scende nella terra/"inferi") e che poi rinascerà a primavera... e cosi' via, di ciclo in ciclo.

Lo Spirito del Grano e' in particolare il simbolo del raccolto dei cereali, del grano (che ebbe una importanza notevole nello sviluppo delle popolazioni antiche dell'area europea e mediterranea), che ciclicamente, nasce, cresce e muore, per poter rinascere ancora l'anno successivo assicurando in questa maniera nuovi raccolti e quindi il rinnovarsi delle scorte alimentari e del cibo per gli uomini.

Esso viene celebrato in concomitanza appunto della Festa del Raccolto.

Lo Spirito, trasposizione della divinità, e' spesso a sua volta "incarnato" in un animale, solitamente un uccello (gallo, tacchino, quaglia) che vive e si nasconde nel campo di grano, in particolare nell'ultimo fascio di spighe o covone. I contadini, quando stanno arrivando al termine della mietitura, aumentano i loro sforzi, quasi in una gara, per terminare la raccolta del grano e con essa catturare o uccidere l'animale/Spirito: questo permetterà al ciclo di rinnovarsi, e quindi, per gli uomini, la "sicurezza" di avere un nuovo raccolto l'anno futuro, con cui sfamare se stessi e le famiglie.

Nei tempi remoti, era l'ultimo mietitore, quello che falciava le ultime spighe rimaste, in cui si trasferiva l'essenza dello Spirito del grano, ad essere sacrificato per propiziare la rinascita.

Poi l'uso del sacrificio passo' agli animali e ancora successivamente a fantocci simbolici e/o alla sola cattura, evoluzione incruenta del sacrificio dell'animale/Spirito: in questo caso lo Spirito non viene ucciso, ma tenuto con se, sotto forma delle ultime spighe o dei chicchi dell'ultimo covone, per poi essere restituito o in autunno, con i chicchi mescolati a quelli "normali" della semina, o in primavera quando i cereali germogliavano, per restituirgli la fertilita'.

La pratica originaria era comunque quella del sacrificio, in cui proprio la morte, permetteva la rinascita successiva: ecco che allora i resti dell'animale sacrificato o il suo sangue erano dati alla terra, seppelliti o bruciati e sparsi sul suolo.

Citando Frazer e il suo "Ramo d'oro", ecco qui di seguito alcuni esempi del sacrificio dell'animale/Spirito nella zona europea, in particolare rappresentato dal gallo:

In alcune parti della Germania, nell’Ungheria, nella Polonia e in Piccardia i mietitori mettono un gallo vivo nel grano che dev’essere tagliato per ultimo e gli danno la caccia per il campo o Io sotterrano fino al collo, dopo di che gli tagliano la testa colla falce o col falcetto.

In molte parti della Westfalia, quando i mietitori portano il gallo di legna dal padrone, questi dà loro un gallo vivo che essi uccidono con dei frustini o con dei bastoni, o che decapitano con una vecchia spada o gettano alle ragazze nel granaio o Io danno da cuocere alla padrona. Se il gallo delle messi non è stato rovesciato - ossia se non si è rovesciato nessun carretto - i mietitori hanno diritto di uccidere il gallo della fattoria a sassate o tagliandogli la testa.

Vicino a Klausenburg, in Transilvania, si sotterra un gallo nel campo delle messi cosi che n’esca fuor dalla terra solo la testa. Un giovane prende allora una falce e taglia con un sol colpo la testa al gallo. Se non ci riesce vien chiamato il gallo rosso per tutto un anno e la gente teme che il prossimo raccolto sarà cattivo.

Vicino a Udvarhely, nella stessa Transilvania, si lega un gallo vivo nell’ultimo covone e Io si uccide con uno spiedo; poi Io si spenna, si butta via la carne e si conserva la pelle e le penne fino all’anno dopo; a primavera si mescola il grano dell’ultimo covone alle penne del gallo e Io si sparge sul campo che dev’essere lavorato.

(J.G. Frazer, II ramo d’oro)


Nel nord italia, e in particolare in piemonte, il gallo era sostituito dalla quaglia, che tra l'altro aveva proprio l'abitudine di fare il nido nei campi di grano.

In alcune zone piemontesi, il richiamo della quaglia era collegato con la maturazione del grano e da esso i contadini interpretavano se la stagione della mietitura era giusta o in ritardo e come sarebbe stato il raccolto. Prendere la quaglia divenne cosi' sinonimo della terminata mietitura del grano.
Cio' non valeva comunque per un campo solo: chi finiva per primo si diceva che "mandava la quaglia" al campo del vicino e cosi' via in successione sino all'ultimo campo e all'ultimo fascio di spighe.

Un altro uso, parallelo in ogni caso a quello del sacrificio dello Spirito, prevedeva che con le ultime spighe e/o gli ultimi chicchi, trasformati in farina, si facessero delle bambole, di paglia o di pane, da tenere in casa a scopo propiziatorio.

Ancora oggi, durante l'estate, nelle regioni italiane possiamo ritrovare delle [feste rurali] legate a questo evento.

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