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Approfondimenti sui Culti Agrari e Rituali di Fertilità (3/3)

Culti Agrari e Rituali di Fertilità (3)
di Andrea Romanazzi

Un'altra strana caratteristica che lega tradizioni friulane e lucane e più in generale le culture subalterne contadine è quella della "processione dei morti".

Il Ginzburg ci fa notare che "chi vede i morti, cioè va con loro, è un Benandante" e sempre nel suo lavoro racconta dell'avventura capitata ad un povero monaco nel 1091. Il racconto ci apre nuove considerazioni. Mentre infatti camminava lungo un sentiero di campagna il prete viene attratto da strani lamenti e così scorge una processione tra la quale riconosce alcuni uomini suoi conoscenti morti da poco tempo.

La strana fila tanto ricorda quelle raffigurazioni rinascimentali successive, chiamate "Danze Macabre" che iniziano ad apparire attorno al 1400, interpretate successivamente con il motivo della morte "livellatrice". Sicuramente queste attingerebbero da ben più antichi ricordi, come testimonierebbe la primitiva guida delle fila: l'uomo selvatico armato di clava. Quest'ultimo non sarebbe difficile da interpretare come figura antropizzata di quelle antiche divinità arboree e silvane cui sopra accennato( J. Frazer, 1965).

Sempre nella regione pullulano storie di donne che, mentre raccoglievano l'acqua, nel riflesso del catino, scorgevano strane processioni tra le quali individuavano alcuni loro defunti, tradizione presente anche nel Sud Italia. Anche in questo caso le "visioni" sono accomunate da un particolare. Queste avvengono solo in particolari momenti della vita dell'individuo o in particolari periodi dell'anno, spesso coincidenti con festività agrarie, come ad esempio la Festa di Onnissanti o la notte di San Giovanni.

Ecco così che nascono strane tradizioni ancora presenti come l'usanza nel caso di recenti lutti in famiglia, di occupare tutti i posti a sedere durante feste o banchetti, in modo che il morto non potesse trovare posto per la sua presenza, o ancora le tradizioni che ritroviamo in molti paesi del sud Italia e in particolare di Lucania, Puglia o Calabria ove si usa porre del cibo sul davanzale delle case, nel giorno dei morti ( Di Nola, 2003)

Tralasciando però ora il discorso legato alle particolarità dei giorni, soffermiamoci sullo status delle persone. Ecco così che soggetti più facilmente propensi a questi incontri sono le fanciulle prossime alla prima mestruazione o al matrimonio, e dunque ad un radicale shock di rituale di passaggio o ancora le donne gravemente provate da sforzi fisici o in preda ai morsi della fame per un lungo digiuno. Quello che caratterizza così tali esperienze è una prostrazione fisica o un disagio psicologico-morale.

Una particolare visione è quella della "messa dei morti". Ecco così che lungo le buie vie che conducono le contadine nei campi, capita spesso di vedere una chiesa aperta e illuminata e all'interno anime dannate che allontanano subito le viandante o le comunicano un messaggio per il mondo dei vivi ( E. De Martino, 1959).

Quello che sembra accomunare più tradizioni popolari è che queste apparizioni si manifestano in persone in qualche modo connesse all'agricoltura, sembrerebbe esistere dunque un nesso tra le processioni dei morti e il mondo agreste e la sua fertilità.

Torniamo così al concetto di morte e di resurrezione che caratterizza il mondo naturale. Non sarebbe così neanche un caso che le processioni siano visibili spesso riflesse attraverso l'acqua, elemento vitale per eccellenza e da sempre legato alla fertilità dei campi. Tra i fenomeni naturali non vi è uno come quello della morte e della resurrezione vegetazionale che ha più colpito l'uomo anche per la sua stretta dipendenza dallo stesso.

Se dunque lo spirito arboreo doveva morire per poi risorgere, è nella "buona morte" che assicura la rigenerazione, vista dunque in una visione arcaica completamente differente da quella introdotta successivamente dal Cristianesimo, che si cela l'arcano dell'apparitio, in un rituale che, da lutto naturale legato alla divinità si trasforma in visione malefica e demoniaca.

Andrea Romanazzi

Bibliografia:

Libri:
De Martino E. , Morte e Pianto Rituale, Universale Scientifica Boringhieri, Torino 1977
De Martino E. , Sud e Magia, Feltrinelli Editore, Milano 1959
di Nola A. M. , La Nera Signora, Antropologia della morte e del lutto, Newton Compton, Roma 2003
Frazer J. , Il Ramo d'Oro, Studio sulla Magia e sulla Religione, Bollati Boringhieri, Torino 1995
Ginzburg C. , I Benandanti, stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 1996
Romanazzi A. , La Dea Madre e il culto Betilico: Antiche tradizioni tra mito e folklore", Levante Editore, Bari 2003

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