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Culti Agrari e Rituali di Fertilità
(2)
di Andrea Romanazzi
All'inizio la divinità è vista e concepita come immanente, essa permea tutto ciò che circonda il selvaggio e dunque essa è anche dendromorfa.
Nell'evoluzione del pensiero religioso-sciamanico primitivo la divinità, seppur nella sua immanenza, si evolve; non è più la pianta stessa ma quest'ultima è solo la sua dimora, passando così da una fase animista ad una politeista. In questa fase si svilupperebbero tutte le tradizioni popolari legate all'ultimo covone durante la raccolta del grano e legate all'idea di magia simpatica di rigenerazione dei campi ben descritte dal Frazer nel suo Ramo d'Oro ( J. Frazer, 1965).
Man mano che l'uomo taglia la pianta lo spirito arboreo si rifugia via via nelle rimanenti fino ad arrivare appunto all'ultimo covone. Nella continua evoluzione del pensiero primitivo alla divinità viene successivamente associato un'immagine antropomorfa, lo spirito silvano viene personificato anche da bambole e pupazzi e, successivamente, con i viandanti che per caso si trovavano a transitare in quei particolari luoghi durante il raccolto. In quest'ottica l'ultimo covone prima, l'animale, il fantoccio e lo straniero poi, dovevano perire di morte violenta per poter assicurare la fertilità e la rinascita dei campi.
Da qui l'usanza di bruciare le effigie dello spirito fatte con le ultime fascine o addirittura di picchiare o uccidere l'incauto viandante che, solo con la sua morte avrebbe garantito la fertilità. Potrebbe essere questa la chiave esplicativa della tradizione successiva dei Benandanti che, percuotendo con rami e fascine le streghe, antropizzazione dell'aspetto silvestre, dovevano assicurare la loro "morte" per assicurare la rinascita dei campi. Importante particolare è la fase oniroide della tradizione.
Infatti questi "sacerdoti agrari" compivano i loro scontri
in somnis riportando però, anche sul piano fisico i risultati
di questo scontro.
Questo aspetto viene fuori da numerose testimonianze apprese dai documenti
dell'epoca che raccontano di come, riferendoci ad una donna, "…suo
marito più volte di notte la chiamava et con li rimedi la urtava,
et lei era come morta, perché diceva che li spirito se ne era
andato al suo viaggio et il corpo restava come morto…"
(C. Ginzburg, 1996)
Tradizioni oniroidi simili la ritroviamo anche in Lucania ove coloro che avevano fatto in qualche modo dei torti alle masciare venivano visitati nella notte da quest'ultime che li legavano e picchiavano, in una immagine che, in qualche modo ricorda i combattimenti dei benandanti in somnis. "…era verso mezzanotte e mi sentii tirare i capelli. Io dicevo, Madonna mia lasciami, lasciami stanotte…" (E. De Martino,1959)
Anche in questo caso gli "incontri" avvengono nel sogno ma è come se fossero reali come reali sono effettivamente i graffi, i lividi, le legature ed altre testimonianze che al mattino dopo si ritrovano. Non è facile dare delle interpretazioni a questi avvenimenti. Per alcuni si tratterebbe di situazioni oniroidi ove il soggetto, durante il sogno, si procura ferite o effettua atti autolesionistici che fanno parte dell'intricato mondo della lotta contro gli spiriti malvagi.
In altri casi si tratterebbe di visioni oniroidi "mimate a due"(E. De Martino, 1959), ove cioè, altri esponenti della famiglia sembrerebbero prendere parte a questi oscuri rituali per impersonare da un lato le fattucchiere che fascinano la vittima per poterla successivamente liberare.
Impulsi ostili repressi durante la veglia trovano realizzazione parziale e simbolica durante la notte, in una vicenda, solo in parte in somnis, che lascia tracce nella realtà (E. De Martino, 1959). "Una mattina al risveglio, mi trovai legato i piedi così…poco tempo dopo, verso le quattro o le cinque del mattino, mi sono trovato le mani legate alla spalliera del letto..."(E. De Martino, 1959).
Ovviamente nulla rimane nella memoria della vittima e della sua famiglia
se non il ricordo delle percosse e dell'aggressione notturna della
masciara. A questo stesso meccanismo potremmo imputare i segni reali
dei Benandanti dopo le lotte durante le Tempora, in una commistione
di immagini tra la finzione rituale e la magia simpatica.
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