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La religiosita' etrusca si fondava sull'ideologia che la natura dipendesse strettamente dalle divinità e che perciò ogni fenomeno naturale fosse espressione della volontà divina.
Gli Dei erano visti come esseri superiori e misteriosi di cui l'uomo non aveva alcuna conoscenza, e non poteva fare altro che cercare di captarne le manifestazioni ed i desideri attraverso l'interpretazione di "segni", spesso costituiti da semplici fenomeni naturali, o cercare di carpirne i favori attraverso riti, sacrifici ed offerte votive.
Mentre per i greci le divinità vivevano in un loro mondo, ed erano in possesso di passioni e desideri umani, e per i romani il rapporto si risolveva con norme di carattere giuridico, o di scambi di "favori", il rapporto degli Etruschi con le divinità era assai diverso, quasi di sottomissione con gli Dei: essi vivevano nel cielo o nel sottosuolo ed era necessario capire i loro voleri dall'osservazione degli ostenta, dei segni che, tramite i sacerdoti aruspici ed auguri, davano indicazioni sul comportamento da tenersi.
La pratica religiosa, i riti, i sacrifici , assumevano quindi una grande importanza nella vita e nella cultura, e gli etruschi diventarono degli esperti nella divinazione e nell'interpretazione dei segni, tanto che gli haruspex (l'interpretazione delle viscere) fu accolta e mantenuta in grande considerazione per secoli dai romani.
I personaggi religiosi principali erano ovviamente i sacerdoti, divisi in collegi il cui nome indicava il settore di competenza (es. Haruspex , interpretazione delle viscere o Fulgitur interpretazione dei fulmini).
La disciplina della divinazione (che fosse delle viscere o dei fulmini) si basava sulla corrispondenza magica tra macrocosmo e microcosmo, ovvero tra mondo celeste e mondo terrestre. I due mondi si corrispondevano in un preciso e preordinato sistema, pertanto tutto ciò che accadeva nella volta celeste (divisa in zone corrispondenti alle dimore delle singole divinita') doveva avere una ripercussione sulla zona corrispondente nel mondo umano.
Un fegato, diviso in zone sulla stessa base esposta sopra, poteva quindi venire interpretato osservando le sue caratteristiche, irregolarità, imperfezioni o regolarità e tramite queste veniva tradotto il messaggio della divinità che presiedeva alla zona interessata.
Procedendo nella loro storia, nel corso del VII secolo iniziò per gli etruschi un processo di assimilazione delle proprie divinità originali all'Olimpo greco e al pantheon romano. Ma accadde anche che nuove divinita' di origine ellenica venissero integrate nel pantheon etrusco, con una modesta variazione del nome.
Questo comunque non modifico' il senso del divino e la specificità della religione etrusca.
Un giorno, un contadino di Tarquinia, mentre era intento ad arare la terra vide uscire un bambino da uno dei solchi tracciati.
Per la tradizione e la mitologia etrusca, quel bambino era Tagete, ora profeta e saggio, ora divinita' che era apparso per insegnare l'arte della divinazione e della giusta interpretazione del volere divino.
Ad ascoltare le sue parole sarebbe giunta una moltitudine di persone da ogni parte dell'etruria, e da lui, secondo alcune interpretazioni della leggenda, sarebbe quindi nata la religione etrusca.
Dalle parole di Tagete naquero tutte le forme di divinazione praticate dagli etruschi, in particolare la divinazione aruspicina delle viscere (fegato soprattutto) degli animali sacrificati.
Si narra anche che Tarconte (secondo il mito, fratello o figlio di Tirreno, re ed eroe del popolo etrusco, a cui ha dato il nome) raccolse le rivelazioni di Tagete e da li' realizzo' i libri Tagetici, testi tra i piu' sacri della cultura e della religione etrusca, che contenevano norme e indicazioni per la comprensione della volonta' divina e il corrispondente giusto comportamento da mantenere.
Le sacre scritture erano composte da tre libri: i Libri Aruspicini, sull'interpretazione divinatoria delle viscere degli animali, i Libri Fulgurales, sull'interpretazione dei fulmini e i Libri Rituales, che esponevano le norme di comportamento per la vita pubblica e privata.
Altre famose scritture si trovavano nei Libri Vegonici, testi secondo
il mito direttamente dettati dalla ninfa Vegoia, preposta alle norme
per le perimetrazioni urbane, per le misurazioni dei campi e delle
proprieta' agricole. Lo scrittore Tarquizio ( I sec. a.c.) ne tradusse
in latino un breve passo, giunto fino all'epoca odierna.
La copia da lui utilizzata, conservata nel tempio di Apollo fu poi bruciata assieme ad altri testi pagani da Stilicone (sec. II-III d.c. alto generale romano di origine barbarica, tutore di Arcadio, sovrano dell'impero romano d'occidente).
Ad ogni modo, nel passo trasmesso da tarquizio si riporta la profezia della durata di nove secoli del popolo e della nazione etrusca. E alcuni studiosi hanno considerato che il periodo di indipendenza politica etrusca, dalla fase villanoviana sino al I sec. a.c. rispetto' il periodo predetto dalla profezia.
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